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Una ragazza di 14 anni nuota nel golfo di Baratti partendo dal lato di Populonia, nuota senza pensare, nuota per mezz’ora senza pensare, nuota come fruscia il vento, nuota per necessità. In piedi, sulla sabbia, si accorge del tempo passato dallo spazio percorso, si preoccupa per i genitori. L’incontro con Simone e il chiedere di poter chiamare la mamma sono una sola unità temporale, si avvia a piedi e saluta con la mano.
L’evento, insieme alla deriva di un gonfiabile a forma di unicorno contenente una bambina bionda raccolta da bagnino con ricci e pattino rosso, segna indissolubilmente la mattinata di Simone. Il nostro protagonista, seduto quasi in riva al mare su una sedia portata da casa, racconta il flusso dei suoi pensieri ad un gruppo di mamme di cinquenni. La scena contiene principalmente corpi esposti, instabili equilibri di muscoli, pelle, adipe, insieme a libellule e frasi motivazionali inchiostrate con alterne fortune.
Frammenti sparsi riguardano gli avvenimenti principali della mattina uno fra tutti la provenienza territoriale della ragazza dall’Alto Adige, da sentieri lungo i quali avrebbe potuto avvenire la scomparsa dei figli delle mamme costiere.
“come se Jacopo la mattina parte da solo per camminare e non lo trovo più...deh..te l'immagini?"
Il confronto culturale tra mare e montagna è aspro; la certezza condivisa, l’opinione comune, la verità di fondo per ognuna delle madri in riva al mare è che nella stessa situazione, a parti invertite, ognuna di loro avrebbe sicuramente perso il controllo in maniera diversa e teatrale. Con la non taciuta condanna alla calma serafica delle genti del Nord.
“Jacopo non la vuole fare”, “ Leo vuole, ma il su’ babbo piglia foho anche solo al pensiero” “Lui e il su babbo vorrebbero, ma se gliela vogliano fa' fare ci va lui, si organizzano coi su babbo e ce lo porta”.
L’oggetto della discussione dimostra una notevole discontinuità nella storia di molte famiglie italiane. Si tratta di un argomento che fa da limite nella linea retta che segna l’evoluzione familiare. Un punto che denota la mancanza di una possibile derivazione, un cambiamento che innesca un evidente gorgo nel pensiero comune e nella identità stessa della famiglia italiana tradizionale.
Si tratta del Catechismo, della possibilità che i propri figli seguano il Catechismo e che conseguentemente possano, dopo qualche anno, passare a Comunione.
Il Catechismo ha rappresentato per la maggior parte dei bambini italiani un momento ineludibile di formazione; il gruppo classe delle elementari si ritrovava fuori dalla scuola per sviluppare qualche competenza aggiuntiva di ordine religioso. Obiettivo finale quello di entrare consapevolmente nella comunità cattolica locale (e universale), confermando le scelte che genitori, padrini e madrine avevano sottoscritto con il Battesimo e, molto più importante, scoprire finalmente il sapore dell’ostia.
Nessun bambino di famiglia cattolica si era mai potuto sottrarre a questa scuola nel tempo, non perché esistesse un obbligo, ma perché sarebbe stato quantomeno imbarazzante per la famiglia e per il bambino stesso. Si badi bene che alcuni barlumi di questo sentire sono ancora oggi diffusi in buona parte d’Italia, meno in quelle zone dove più forte è stato il sentire civile, spesso di matrice anticlericale, fatto di banchetti di bambini e di spregio di simboli tradizionali, di feste dell’Unità da contrapporsi a quelle dell’ Amicizia, di riti sociali nuovi e non conformi a tradizioni precedenti. La costa toscana è senza dubbio uno di quei luoghi con gradienti diversi di colorazione rossa, non certo dovuti all’influenza della radiazione solare.
Gesti parole, pensieri che hanno riempito per qualche stagione il vuoto a forma di Dio creatosi col tempo negli animi.
Ma ritorniamo in spiaggia, all’ombra di tre ombrelloni, da un aerosol di spray solare emerge un cinquenne con maschera da astronauta che saluta la mamma e scompare nelle limpide acque di Baratti. Nell’aria le conversazioni, scordati per un attimo gli eventi quotidiani del protagonista Simone, anticipano con lapidari commenti quella chat Whatsapp delle elementari che tanto impegno richiederà negli anni a venire.
“Quella di quest’anno non è come quella dello scorso anno: l’anno scorso ni parlava di amicizia, di amore” (in senso assoluto, astratto) “quest’anno gli fa religione: gli parla di creazione, l’altro giorno la bimba grande mi torna a casa e: “Io un ci credo che Dio ha creato tutto”” “La mia invece mi fa “ mamma ma è vero che io ero una scimmia, prima?” “Deh ancora un sei mica tanto più bellina sai….” Non ci sono pause, i discorsi riempiono ogni spazio possibile, ci sono battute, risate, argomenti a favore, argomenti contro, sottesa una certa sicumera figlia di un’arroganza ineludibile. Si tratta di un modo di stare insieme, di certezze granitiche che non hanno paura di diventare, frantumandosi, come la sabbia della spiaggia. Certezze pesanti che non galleggiano nell’acqua anche se ridotte a granelli, certezze frutto di esperienza, di problemi e difficoltà equamente presenti nel gradiente temporaleche ha condotto fino a qui, frasi che lasciano limpida l’acqua in cui si generano. Si direbbe una certa sfrontatezza, strafottenza, adeguata al contesto e all’argomento, anzi adatta ad ogni argomento, destinata a restare, a unire.
“…tutto bene? Sono la moglie di Simone, il mi marito ni ha prestato il telefono alla su figliola, si voleva sapere se è arrivata… ma di ché, si figuri, s’era un po' in pensiero, meglio così, via allora buona giornata anche a voi”
“ Bene via, anche oggi abbiamo guadagnato punti per un posto che non siamo nemmeno sicuri che ci sia.”
Un attimo dopo Simone resta da solo, le mamme e i bimbi vanno agli scogli a fare il bagno, prende il telefono, beve un po’ di birra e chiama la mamma: “Sono al mare, si stasera entro alle 5,… l’Estate viene una volta sola” “Deh un po’ di fatica, ma che vuoi fa? Si sta bene al mare” “Il babbo l’ho lasciato a casa stava bene” “Sì, giovedì, deh… non so se potrà anche la bimba, poi ti faccio sapere, se ho bisogno te lo dico” ”Sì a Pisa, sì all’Ospedale di Pisa, lo operano giovedì” “Deh poi si vede” “ Comunque se ho bisogno ti faccio sapere” ”Ciao”